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un blog di Alessandro Nasini

Mamma, Papà, voglio un PC per andare su Facebook

Pensavo fosse solo una boutade, speravo fosse solo una boutade, invece no. Giovedì sono stato all'interessante convegno organizzato dall'Istituto per le Politiche dell'Innovazione dove la battuta era circolata e pensavo di questo si trattasse, di un artificio oratorio di uno dei relatori. Ieri pomeriggio mi sono infilato in un megastore di quelli dove trovi di tutto, dal forno a microonde al palmare di ultima generazione, dal depilzero al pc multimediale di grido. Ne esco sempre piuttosto sconsolato dalla costatazione del sapiente mix di sacro e profano che viene esposto sugli scaffali. Sono uno di qui dinosauri che resta convinto che la diffusione di massa dell'informatica sia un male, ovviamente nei modi in cui è avvenuta. Ma questo è un discorso che magari faremo in un'altra occasione.

Sono stato un'oretta ad aggerirarmi tra gli scaffali fingendo interesse per il ciarpame esposto, in realtà origliando i discorsi degli avventori. Oddio, altro che boutade. La gente vuole proprio un PC per andare su Facebook, anzi vuole un netbuk per andare su feisbuc. D'altra parte dove mai potrebbe andare con un accrocco con il display di un Nintendo e la tastiera ben peggiore di quella del forno a microonde? Basta che ci sia un rettangolino dove cliccare, e dopo la prima immane fatica di registrarsi (bisogna scrivere il proprio login) le volte successive con due click sei in feisbuc, dove poi ti poi limitare a cliccare come con il telecomando della tv.

Non ho nulla contro Facebook (ci mancherebbe... proprio io), non ho nulla contro il fatto che tutti abbiano un pc (magari fosse...), ma così è come comprare un'auto sportiva senza avere la minima idea di cosa sia guidare. Il motorino al figlio che non è mai andato in bici. Ancora una volta ci troviamo a correre senza aver imparato a camminare. Non è bene. Si rischia di slogarsi una caviglia e perder interesse per il piacere ed il valore della corsa.

Tornando al convegno, su una cosa prima di altre mi è venuto di ragionare: c'è ancora bisogno di un piano di alfabetizzazione, ce n'è un maledetto bisogno anche se sono certo che non verrà. E' di oggi il dato di quanto ci costa il basso livello di competenza informatico dei dipendenti pubblici, ma so per esperienza che in tanto privato le cose vanno anche peggio. Lo stesso problema c'è nella scuola, pari pari, dove abbiamo insegnanti messi in crisi dai nostri figli supernintendizzati, ma non per questo alfabetizzati. E abbiamo milioni di anziani ai quali non pensa nessuno, ma ai quali stiamo preparando un futuro prossimo fatto solo di servizi telematici che non saranno in grado di utilizzare, se non intermediati dalla badante rumena.

In più, ora che lo spazzolino da denti elettronico a sei velocità tira meno, che il girapolenta fotonico piace meno, ci stanno dicendo che è un bene per l'economia che il consumatore faccia le rate per avere un netbuk per andare su feisbuk. Ma è proprio l'unica via? Non c'è proprio il modo di insegnare al consumatore le moltiplicazioni in colonna oltre che fagli imparare le addizioni da autodidatta? E se d'improvviso ricominciassimo a ragionare sul fatto che è un cittadino, prima che un consumatore?

Wikipedia, i dollari e la fine del "tutto gratis"

Gratis è bello, gratis è buono, gratis è libero. Però nulla e gratis davvero, e Wikipedia non è da meno. E' qualche anno che vado sostenendo che sul web il modello del "tutto gratis" è destinato a scomparire. A scomparire perchè è fisiologico, a scomparire perché in fine dei conti è giusto che così sia. Ogni servizio ha un costo di produzione e sul web non valgono regole diverse da altri ambiti, anzi. Anche ammesso di poter contare su una base di contributors volontari, i costi di infrastruttura sono sempre pesanti. Può pagare tutto la pubblicità? Forse, ma non paghiamo anche quella?

Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia ha rotto in qualche modo un tabù e l'ha fatto con chiarezza e senza giri di parole. Potremmo discutere a lungo su cosa sia diventata Wikimedia oggi (me lo chiedo da un po'), se e quanto sia attendibile (in molte voci, poco), se il suo modello di funzionamento e di sviluppo necessiti o meno di essere ripensato (secondo me si, e prima possibile), però almeno ora è chiara una cosa: volere cammello, pagare pecunia.

Pochi pagheranno e molti ne usufruiranno? Fa parte del gioco. E l'idea mi piace molto, perché l'introduzione di un "prezzo" del servizio da il diritto, virtuale certo più che sostanziale, di pretendere una maggiore qualità. Pochi dollari, pochi euro l'anno, sono un peso insignificante per il singolo utente ma possono rappresentare ossigeno, sprone e motivazione per lo sviluppo di servizi di valore. Sinceramente, rimpiango spesso i 19 dollari e novanta al mese che spendevo tanti anni fa per l'abbonamento a CompuServe e sarei ancora ben disposto a spenderne per servizi di pare qualità.

Per come la vedo io, modello e regola potrebbero valere tanto per il forum di quartiere che per il quotidiano nazionale, per il club del pizzo a tombolo come per il blog di pinco pallino. Dopo il "pay-per-view" della partita di calcio, lancerei un "pay-per-gratis": soldi forse anche meglio spesi.

Che il malato è malato, lo abbiamo capito. Ora, diteci la cura.

Messaggi di fine d'anno. Messaggi per l'anno nuovo. Diagnosi precise e inviti a non perdere la calma, a non perdere la speranza, a lottare per la guarigione.

Per quarantott'ore abbiamo sentito fior di cervelli fare un bilancio preciso e puntuale degli ultimi mesi: la diagnosi è condivisa, l'economia non gode di buona salute. Vi dirò, ce ne eravamo accorti anche noi che non andiamo in tivvù ma solo al supermercato a comprare il pane. Ora però ne avremmo abbastanza di sentire diagnosi e vorremmo un "aiutino" per capire quale è la cura, se ce n'è una e - perdonate per una volta il campanilismo - quale è la cura buona per le nostre parti.

Che ne sò, magari una piccola indicazione di quali settori soffriranno meno, quali ripartiranno prima, in quale direzione un giovane possa orientare i propri studi ed un piccolo imprenditore pensare di impiegare le magre risorse. Nessuna ricetta miracolosa, il vaccino di lunga vita sappiamo che non c'è, ma magari un po' di luce, magari un moccoletto da seguire nel buio pesto. Giusto per fare come nella vita reale, dove se faccio una consulenza e dopo l'analisi mi alzo e me ne vado senza dare la soluzione è improbabile che mi paghino. E direi giustamente.

Insomma, i tanti esperti, Centri Studi, Istituti di Ricerca, ce l'hanno una qualche idea o nel buio ci vedono male o nulla come noi?

Facebook, ma solo per cazzeggio...

Nelle ultime settimane mi è capitato due o tre volte di ricevere email da persone che reputavo "del ramo", se non proprio dei guru (ognuno di noi è intimamente convinto di essere più guru degli altri) almeno degli "introdotti".

In queste email, il tono era fondamentalmente lo stesso: poi ti scrivo meglio su Linkedin... tengo Facebook solo per il cazzeggio e basta. Boh.

Le cose sono due: o non capisco più nulla io - e dopo tutti questi anni immerso in queste cose sarebbe un bel guaio - oppure altri stanno prendendo un abbaglio. Non mi riferisco a sprovveduti a digiuno di web e dintorni, parlo di consulenti piuttosto quotati di aziende serie. Personalmente, posso dire con certezza che negli ultimi due mesi da Linkedin non è uscito un solo contatto interessante (di lavoro, di discussione, di scambio, di  non so che...) mentre su Facebook le cose vanno decisamente molto meglio. Alcuni progetti, almeno una decina di contatti "caldi", sei-sette incontri de visu per discutere di aspetti operativi.

A questo punto sono piuttosto indeciso, anche perchè con alcuni dei "civediamosulinkedin" si stavano facendo ragionamenti seri e c'erano in ballo questioni di lavoro; mi hanno gelato.

Ho deciso di approfondire, trovando purtroppo in più d'uno dei loro profili su Facebook foto, link, gruppi, video e frasi veramente imbecilli. Intendiamoci, nulla di così tremendo ma comunque cose che francamente sarebbero più adatte ad un goliarda liceale che a un professionista quarantenne o più. Se vogliono fare i simpatici, sono poco divertenti ed un po' passati. Se sono veramente come appaiono, forse varrebbe la pena di far raffreddare i rapporti sino a dimenticarsene.

Per ora rimango sul vago, poi vedrò che fare.

Si parte...

Prendo il largo, ancora non con le idee troppo chiare su dove andare.
Pessimo modo di andar per mare, direbbe un marinaio esperto.
Sono tanti anni che navigo, molte volte con una meta decisa prima,
altre volte solo per fare un giro.
Quasi sempre sono arrivato più in la di quanto potessi immaginare.
Non so questa volta come andrà, ma comunque vada, sarà un'esperienza.