gen 04 2010

Anno Nuovo, primo proposito: mettere in ordine.

Primo giorno veramente lavorativo del 2010. Primo proposito dell'anno: non arrivare a fine 2010 accumulando la stessa quartità di carte, appunti, post-it e "cose importantissime che devo leggere lo farò più tardi" che poi impilo senza leggerle come nel 2009.

Da stamani sto mettendo in ordine carte, cavi, cavetti, cd, chiavette usb, device assortiti, memorie flash, nastri dv in ordinatissimi contenitori SAMLA, queli trasparenti dell'Ikea. Per adesso il risultato è vedere moltiplicato per 6 il volume necessario a contenere il tutto.

Non sono troppo ottimista sul risultato, almeno dal punto di vista visivo. Chi passa davanti alla mia stanza mi guarda tra il divertito ed il compassionevole. Vedremo come andarà a finire.

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mar 30 2009

Passaparola

Nel bel mezzo della festa dei sette anni di mio figlio, tra un rovesciamento di Coca-Cola ed un pezzo di pizza spiaccicato sul pavimento, mi sono trovato a chiacchierare di Facebook con uno dei genitori venuti a recuperare il pargolo. Con la poca voce rimasta (buona parte della quale spesa per convincere il figlio del genitore a non sradicarmi i lampioni del giardino...) abbiamo dicusso di cosa sia oggi il passaparola, ai tempi dei Social Network.

Gli ho proposto un giochino (ma come in molti dei miei giochini, facevo sul serio..), ovvero provare ad elencarmi dieci prodotti o servizi provati di persona, dei quali fosse talmente soddisfatto da caldeggiarli incondizionatamente. Tanto convinto da consigliarli al suo migliore amico o peggio ancora a giocarcisi la sua credibilità professionale. Un'auto? Un telefonino? Un ristorante? Un capo di abbigliamento? Quello che voleva, ma dieci consigli.

Beh, abbiamo fatto il giochino insieme ed non siamo riusciti ad andare oltre i sette prodotti (il genitore) ed i sei prodotti (io). Allargando il ragionamento (con un certo salto, lo riconosco...) ad altre mie note, mi chiedo: come la mettiamo con la "generazione del valore" di cui molti parlano riferendosi alla presenza (leggasi opportunità)  delle Aziende sui Social Network? Se il valore non c'è? Se il valore non è sufficiente a reggere le gioie ed i dolori del passaparola, cosa succede? Quanto un'azienda deve guardarsi dentro (ed al proprio portafoglio prodotti) prima di pensare di esporsi sui SN? Un sacco di domande, alle quali provare a rispondere. Per gioco, ma mica tanto.

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feb 24 2009

Fatto trenta, perchè non trentuno?

Non amo molto volare. Non mi piace il fatto che dalla porta di casa al posto in aereo ci debbano essere tutte quelle complicazioni, i controlli, le attese, le scarpinate nei terminal. Se non amo volare odio invece profondamente il treno, forse retaggio di alcuni interminabili viaggi in treno da bambino. La scorsa settimana però, dovendo andare prima a Bologna e poi a Milano mi sono fatto convincere (non senza lottare strenuamente) a prendere un treno al posto dell'auto o dell'aereo. "Ora c'è il Freccia Rossa" mi hanno detto tutti in coro a studio. E Freccia Rossa è stato. Prenotazione online, sms di conferma arrivato come promesso, biglietto elettronico stampato da PDF perchè non si sa mai. Bagaglio per una sola notte, un solo cambio di biancheria e camicia. Il fidato portatile HP (se portatile si può chiamare una Mobile Workstation da 3 kili e mezzo + alimentatore...) ed il Mini-Note HP 2133 alla prima vera trasferta. Si può vivere 48 ore con gli stessi boxer, non 12 senza internet. Il Freccia Rossa si presenta bene: rosso, filante, possente, sembra in effetti più un aereo senza ali che un treno. Il posto di seconda è stretto e lo schienale a 90° come sul vecchio pendolino ma tant'è. C'è però il tavolino alla giusta altezza ed una presa di corrente per ogni posto a sedere. Certo una presa Schuko non c'è, meno male che ho cambiato il cavo del "portatile" prima di partire, sennò con la presa standare ci facevo il brodo. Comunque, veniamo al viaggio. Il treno è partito puntalissimo, arrivato altrettanto puntuale ed a parte qualche breve tratto un po' dondolante il viaggio è stato confortevole. Salvo che per una cosa, anzi due: il segnale del cellulare è andato e venuto per tutto il viaggio a prescindere dai passaggi in galleria e non sono riuscito a mantenere una connessione internet via Vodafone decente se non per brevi tratti. Un vero peccato, non tanto per le telefonate e non tanto per le mie quanto per i continui improperi dei miei compagni di scompartimento ad ogni "caduta" della linea, quanto per la connessione. HSDPA a tratti, UMTS ogni tanto, GPRS poco, vuoti di segnale troppi = navigazione a singhiozzo ed extranet pressochè inaccessibile. Nella mia carrozza c'erano almeno altre 25 persone nelle stesse condizioni con chiavette, telefonini o schede di vari carrier. Fatto trenta, perchè non trentuno? Sarebbe tecnicamente possibile garantire wi-fi a bordo con velocità accettabile, magari anche in galleria? La risposta è si e non mi risulta con costi inaccettabili anche senza far pagare un sovrapprezzo (al quale sarei anche disposto) ai passeggeri. E allora, a quando il trentuno?

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feb 04 2009

Chi vuole 1 Euro in regalo?

Ho deciso di dar via ad una mia personale e probabilmente inutile battaglia contro il gratis ed ho stabilito anche un sontuoso budget per il primo mese di lotta: 10 Euro.

Il piano è semplice: donerò 1 (uno) Euro ciascuno ai primi dieci (10) siti che vorranno autosegnalarsi quali meritevoli di attenzione per la qualità dei loro contenuti. Inviterò i miei contatti a fare altrettanto. Continuerò a  farlo per i prossimi sei mesi, intanto per cominciare.

Perché lo faccio? Per una ragione molto semplice: non mi piace in concetto di gratis. Perché è gratis prendiamo due copie della free-press di quartiere, tre matitine all'IKEA, sette tovagliolini per involgere il tramezzino al bar e 25 segmenti di carta igienica nel bagno dell'ufficio. Con la stessa leggerezza, scarichiamo duecento video dai vari *tube, mille brani più o meno legalmente, per non parlare del software: meglio non farsi mancare nulla e fare le formiche. Tanto è gratis.

Non necessariamente le cose costose hanno anche un valore - potrei intratterervi con un lunghissimo elenco di esempi - ma certo il sapere che tutto ha un valore (anche se minimo) porta a considerare molte cose in modo diverso. E a non accumulare "cose" che poi non avremo nemmeno il tempo di utilizzare.

Sul web, dove trascorro buona parte del mio tempo, ci sono un sacco di siti interessanti, alcuni molto interessanti, assolutamente gratuiti ma che con un minimo contributo periodico (o una-tantum) da parte di una ragionevole percentuale dei frequentatori potrebbero fare un salto di qualità. Intanto comincio io. Con 10 Euro.

Chi ci sta, metta il dito quì sotto!

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gen 29 2009
gen 16 2009

Mamma, Papà, voglio un PC per andare su Facebook

Pensavo fosse solo una boutade, speravo fosse solo una boutade, invece no. Giovedì sono stato all'interessante convegno organizzato dall'Istituto per le Politiche dell'Innovazione dove la battuta era circolata e pensavo di questo si trattasse, di un artificio oratorio di uno dei relatori. Ieri pomeriggio mi sono infilato in un megastore di quelli dove trovi di tutto, dal forno a microonde al palmare di ultima generazione, dal depilzero al pc multimediale di grido. Ne esco sempre piuttosto sconsolato dalla costatazione del sapiente mix di sacro e profano che viene esposto sugli scaffali. Sono uno di qui dinosauri che resta convinto che la diffusione di massa dell'informatica sia un male, ovviamente nei modi in cui è avvenuta. Ma questo è un discorso che magari faremo in un'altra occasione.

Sono stato un'oretta ad aggerirarmi tra gli scaffali fingendo interesse per il ciarpame esposto, in realtà origliando i discorsi degli avventori. Oddio, altro che boutade. La gente vuole proprio un PC per andare su Facebook, anzi vuole un netbuk per andare su feisbuc. D'altra parte dove mai potrebbe andare con un accrocco con il display di un Nintendo e la tastiera ben peggiore di quella del forno a microonde? Basta che ci sia un rettangolino dove cliccare, e dopo la prima immane fatica di registrarsi (bisogna scrivere il proprio login) le volte successive con due click sei in feisbuc, dove poi ti poi limitare a cliccare come con il telecomando della tv.

Non ho nulla contro Facebook (ci mancherebbe... proprio io), non ho nulla contro il fatto che tutti abbiano un pc (magari fosse...), ma così è come comprare un'auto sportiva senza avere la minima idea di cosa sia guidare. Il motorino al figlio che non è mai andato in bici. Ancora una volta ci troviamo a correre senza aver imparato a camminare. Non è bene. Si rischia di slogarsi una caviglia e perder interesse per il piacere ed il valore della corsa.

Tornando al convegno, su una cosa prima di altre mi è venuto di ragionare: c'è ancora bisogno di un piano di alfabetizzazione, ce n'è un maledetto bisogno anche se sono certo che non verrà. E' di oggi il dato di quanto ci costa il basso livello di competenza informatico dei dipendenti pubblici, ma so per esperienza che in tanto privato le cose vanno anche peggio. Lo stesso problema c'è nella scuola, pari pari, dove abbiamo insegnanti messi in crisi dai nostri figli supernintendizzati, ma non per questo alfabetizzati. E abbiamo milioni di anziani ai quali non pensa nessuno, ma ai quali stiamo preparando un futuro prossimo fatto solo di servizi telematici che non saranno in grado di utilizzare, se non intermediati dalla badante rumena.

In più, ora che lo spazzolino da denti elettronico a sei velocità tira meno, che il girapolenta fotonico piace meno, ci stanno dicendo che è un bene per l'economia che il consumatore faccia le rate per avere un netbuk per andare su feisbuk. Ma è proprio l'unica via? Non c'è proprio il modo di insegnare al consumatore le moltiplicazioni in colonna oltre che fagli imparare le addizioni da autodidatta? E se d'improvviso ricominciassimo a ragionare sul fatto che è un cittadino, prima che un consumatore?

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gen 05 2009

Wikipedia, i dollari e la fine del "tutto gratis"

Gratis è bello, gratis è buono, gratis è libero. Però nulla e gratis davvero, e Wikipedia non è da meno. E' qualche anno che vado sostenendo che sul web il modello del "tutto gratis" è destinato a scomparire. A scomparire perchè è fisiologico, a scomparire perché in fine dei conti è giusto che così sia. Ogni servizio ha un costo di produzione e sul web non valgono regole diverse da altri ambiti, anzi. Anche ammesso di poter contare su una base di contributors volontari, i costi di infrastruttura sono sempre pesanti. Può pagare tutto la pubblicità? Forse, ma non paghiamo anche quella?

Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia ha rotto in qualche modo un tabù e l'ha fatto con chiarezza e senza giri di parole. Potremmo discutere a lungo su cosa sia diventata Wikimedia oggi (me lo chiedo da un po'), se e quanto sia attendibile (in molte voci, poco), se il suo modello di funzionamento e di sviluppo necessiti o meno di essere ripensato (secondo me si, e prima possibile), però almeno ora è chiara una cosa: volere cammello, pagare pecunia.

Pochi pagheranno e molti ne usufruiranno? Fa parte del gioco. E l'idea mi piace molto, perché l'introduzione di un "prezzo" del servizio da il diritto, virtuale certo più che sostanziale, di pretendere una maggiore qualità. Pochi dollari, pochi euro l'anno, sono un peso insignificante per il singolo utente ma possono rappresentare ossigeno, sprone e motivazione per lo sviluppo di servizi di valore. Sinceramente, rimpiango spesso i 19 dollari e novanta al mese che spendevo tanti anni fa per l'abbonamento a CompuServe e sarei ancora ben disposto a spenderne per servizi di pare qualità.

Per come la vedo io, modello e regola potrebbero valere tanto per il forum di quartiere che per il quotidiano nazionale, per il club del pizzo a tombolo come per il blog di pinco pallino. Dopo il "pay-per-view" della partita di calcio, lancerei un "pay-per-gratis": soldi forse anche meglio spesi.

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