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un blog di Alessandro Nasini

Nascono ancora i giganti?

Ieri sera ho fatto tardi guardando in tv "Mongol", un film su Gengis Khan. Panorami mozzafiato, orde di mongoli e battaglie dove il sangue scorreva a fiumi. Solo un film, certo, ma piacevole ed appassionante come molte storie di cose talmente lontane da noi da far pensare si tratti solo di invenzioni di fantasia.

La storia di un gigante, nel senso della enormità dell'opera compiuta. Non un caso isolato, nella storia ce ne sono stati altri ed in ambiti per fortuna meno guerreschi.

La cosa che mi viene da domandarmi, pensando a questi uomini straordinari del passato, se ne nasceranno ancora. E quando. Magari non un altro gengis Khan o Giulio Cesare, meglio un altro Leonardo...

Roma: da citta eterna, eternamente immobile, a città in movimento.



Roma è una città particolare, nella quale le stagioni hanno senso sino ad un certo punto. Può essere inverno a giugno ed estate ad ottobre. Roma è una città spesso pigra, spesso svogliata, con il distacco e l’apatia di chi ne ha viste di ogni colore, e da tanto di quel tempo che gli altri sembrano sempre appena nati. Ogni tanto, come accade ai pachidermi, succede qualcosa per la quale anche a Roma le viene voglia di sgranchirsi, di fare un giro, di provare qualcosa di nuovo lasciandosi portare dalla curiosità. Non sembra esserci un motivo particolare, forse più l’occasione che non lo stimolo, perché siamo pur sempre romani.

In questi mesi sta succedendo questo,  qualcosa si sta muovendo. Un po’ a strappi, magari, ma Roma non è più immobile. Complici tanti fattori, alcuni dei quali certo non positivi come una crisi capitata tra capo e collo, c’è stato un piccolo scossone. Molti romani, per ora forse solo degli esploratori ma altri ne verranno, hanno cominciato a guardarsi intorno, a cercare contatti e connessioni, a ragionare su cosa, come e quando almeno virtualmente uscire dalla immobilità. E dalla crisi. Più giovani e non più giovanissimi stanno incominciando a pensare al futuro, in termini di iniziative culturali, sociali, imprenditoriali ed anche di un mix di queste.

Per adesso, il terreno sembra essere quello del digitale, dei social network, dei barcamp, che comunque attraggono da alcuni mesi un numero impensabile di interessati. Presto, e non guasterebbe un po’ di attenzione anche da parte delle istituzioni, ne nascerà qualcosa di solido e duraturo, meno virtuale e più reale. Perché è nella natura dei romani forse più che in altri: dopo un po’ che ci si frequenta online sentiamo il bisogno di incontrarci, fosse anche solo per un caffè ma meglio per una pizza. E possono nascere delle cose, stanno nascendo delle cose.

E a Roma di cose ne possono nascere tante, perché tantissimi sono gli stimoli se solo ci si guarda intorno con gli occhi aperti ed il cervello ben acceso.

[ Publicato su The Hub Roma Blog http://www.hubroma.net ]

Odio il treno, Trenitalia lo sa

Odio il treno, l'ho già raccontato, ma su alcune tratte persino io devo arrendermi al'evidenza: fare Roma Firenze in un'ora e mezza è impresa da compiere sule rotaie e non su gomma.

Proprio perché ogni volta che prendo un treno la cosa mi pesa, cerco di ridurre al minimo il pensiero pregando a studio che mi facciano il biglietto. Questa volta no, ho fatto tutto da solo ed ho sbagliato il primo acquisto online della mia vita, e vi assicuro che sono campione mondiale di acquisti online con carta di credito.

Me ne sono accorto in treno, andando a Firenze per Working Capital, quando il controllore (gentilissimo) mi ha fato notare che il mio biglietto era valido per la corsa del giorno prima, non quella che correva. Stessa ora, stessa tratta, stesso treno, data sbagliata. Tonto io.

Il controllore, dispiaciutissimo, mi fa presente che dovrò ripagare il biglietto: ok, gli errori si pagano. Il controllore mi fa presente che dovrò pagare la penale: ok, gli errori si pagano. Il controllore mi comunica che la penale è di 50 euro. Cinquantaeuro? Come penale su una tratta da 39,90? E' uno scherzo vero? No, non è uno scherzo.

Non posso ovviamente prendermela con il dispiaciutissimo controllore, ma la cosa mi rode, mi rode parecchio. Pago, non posso fare altrimenti, ed il controllore mi suggerisce comunque di tentare un reclamo. Per sbolire faccio due passi sino ala carrozza ristorante, dove mi concedo un cappuccino ed un trancio di crostata di albicocche. Cappuccino con latte a lunga conservazione scaldato a microonde (orribile) e trancio di torta confezionato sotto vuoto (non così orribile). Cosa devo? Cinque euro e settanta, risponde il gentilissimo barman. Però, cinqueeuroesettanta, prezzi popolari!

Odio il treno, e Trenitalia lo sa. 

Palline battono Nintendo DS Lite tre a zero



Sabato di fine estate, scampoli di sole tra nuvoloni che non preannunciano nulla di buono ed un autunno che si avvicina. Ancora tanta voglia d'estate, di mare, di sole, di abbronzatura che sa di salute. Brutto tempo a Roma, in città, ma  - perché no, proviamoci lo stesso - fuga verso Fregene.

Bimbi, Nintendo DS Lite nello zainetto, ancora di salvataggio contro il "mamma, papà, io in spiaggia mi annoio". Sosta dal giornalaio, alle brutte se non c'è sole mi leggo una rivista sotto il tendone del bar, mia moglie scopre che le palline da spiaggia esistono ancora. Certo, niente più ciclisti (son passati quarant'anni) ma campioni di Moto GP. Addio al made in Italy, solo palline cinesi da un dollaro al quintale. Vendute a due euro ogni dieci.

Sguardi dubbiosi e poco interessati di fronte al mio "vedrete bimbi che ci divertiamo, quando ero piccolo io ci passavamo le giornate".

Spiaggia, pista tracciata utilizzando a traino il fondoschiena del figlio più piccolo (piuttosto riluttante a prestarsi, a dirla tutta) e un bel "otto" è pronto. Schicchera dopo schicchera, prima più freddi poi più divertiti, ci prendono gusto, iniziano a litigare, barano sul punteggio, rubano sulla posizione della pallina da cui ripartire dopo un fuoripista. Molto bene, gongolo.

Resisto alla tentazione per qualche giro, poi cedo e scendo in gara con la pallina rossa che avevo sottratto in anticipo al sacchetto.

Si aggiungono altri bimbi, qualche genitore quasi quasi vorrebbe anche lui ma lo coglie la stessa timidezza di quaran'anni prima, per tre ore vanno avanti tiro dopo tiro. Il Nintendo per una volta rimane nello zainetto, quasi dimenticato.

Evviva.