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un blog di Alessandro Nasini

Chris Anderson: ''L'energia e la futura Silicon Valley''



Dalla Silicon Valley stiamo passando alla Sun Valley. Noi possiamo solo sperarlo, Chris Anderson ce lo da per certo: Obama lo ha deciso e quindi si farà. D'altra parte la Silicon Valley è negli States, mica qui in Italia.

Ho avuto il piacere di ascoltare il direttore di WIRED nell'incontro ''L'energia e la futura Silicon Valley'' organizzato dall'Enel a Roma il 5 febbraio. Un incontro di un'ora e mezza molto ben condotto da Antonio Capranica grazie al suo inglese fluente e alll'occasione di un tema caldo: proprio ora che tante aziende della Silicon Valley sentono pesantemente la crisi, saranno in grado di mantenere la corsa verso quell'innovazione che dovrebbe rappresentare una chance per il futuro di tutti?

Chris Anderson non ha mostrato dubbi: la risposta è si, certamente. L'innovazione ci salverà (noi come umani e ambiente...) perché la disponibilità di soluzioni "green" porterà alla diffusione di una maggiore coscienza e responsabilità. Persino lui - così ci ha raccontato - che aveva in auto il piede pesante ed amava correre, da che guida un'auto ibrida è stato portato gradualmente ad assumere comportamenti virtuosi. Il solo leggero rumore provocato dal passaggio dall'alimentazione elettrica a quella a benzina ha finito per provocargli un senso di disagio. Un "click" che funziona da allarme del passaggio (con l'aumento della velocità) dal comportamento virtuoso a quello irresponsabile.

La cosa mi ha dato da pensare. Cosa succederebbe se nelle nostre case, negli uffici, al superare di una certa soglia di consumo elettrico suonasse un garbato allarme? Correremmo a spengere una lampada dimenticata accesa, abbasseremmo lo scaldabagno di cinque gradi o faremmo finta di nulla? E se dopo qualche minuto l'allarme diventasse da garbato ad imperioso?

Se insomma progresso tecnologico ed educazione procedessero il parallelo, magari grazie alle possibilità che la tecnologia stessa offre a quattro soldi, non potrebbe esserci un futuro "verde" che da remoto diventa prossimo?

Voglio provare a ragionarci meglio, magari partendo dalla realtà di casa o dello studio. Niente di clamoroso, ma un piccolo aiuto che ogni giorno accompagni me per primo e chi vive o lavora con me ad utilizzare le risorse in modo più furbo. Se riesco a produrre qualcosa di utile vi avverto, ma se fate prima voi non siate gelosi: la mia e-mail l'avete.

Chi vuole 1 Euro in regalo?

Ho deciso di dar via ad una mia personale e probabilmente inutile battaglia contro il gratis ed ho stabilito anche un sontuoso budget per il primo mese di lotta: 10 Euro.

Il piano è semplice: donerò 1 (uno) Euro ciascuno ai primi dieci (10) siti che vorranno autosegnalarsi quali meritevoli di attenzione per la qualità dei loro contenuti. Inviterò i miei contatti a fare altrettanto. Continuerò a  farlo per i prossimi sei mesi, intanto per cominciare.

Perché lo faccio? Per una ragione molto semplice: non mi piace in concetto di gratis. Perché è gratis prendiamo due copie della free-press di quartiere, tre matitine all'IKEA, sette tovagliolini per involgere il tramezzino al bar e 25 segmenti di carta igienica nel bagno dell'ufficio. Con la stessa leggerezza, scarichiamo duecento video dai vari *tube, mille brani più o meno legalmente, per non parlare del software: meglio non farsi mancare nulla e fare le formiche. Tanto è gratis.

Non necessariamente le cose costose hanno anche un valore - potrei intratterervi con un lunghissimo elenco di esempi - ma certo il sapere che tutto ha un valore (anche se minimo) porta a considerare molte cose in modo diverso. E a non accumulare "cose" che poi non avremo nemmeno il tempo di utilizzare.

Sul web, dove trascorro buona parte del mio tempo, ci sono un sacco di siti interessanti, alcuni molto interessanti, assolutamente gratuiti ma che con un minimo contributo periodico (o una-tantum) da parte di una ragionevole percentuale dei frequentatori potrebbero fare un salto di qualità. Intanto comincio io. Con 10 Euro.

Chi ci sta, metta il dito quì sotto!

Innovazione, innovatori, ma non saranno troppi?

Ho fatto ieri una rapida ricerca su Facebook. Il risultato: 408 gruppi che hanno nel nome il termine innovazione e 42 che contengono il termine innovatori. Caspita quanti, ma non saranno un po' troppi? Ho dedicato alcune ore a leggere manifesti programmatici e "statuti" rilevando un numero infinito di analogie, per non chiamarle ripetizioni, francamente preoccupante.

Mi viene da dire che la prima innovazione vera, la novità quasi assoluta, sarebbe un po' di coordinamento. Sopratutto in considerazione del futuro difficile, o almeno non roseo, che ci attende nei prossimi mesi o anni.

Capisco gli individualismi, capisco i distinguo, ma così si disperdono una enorme quantità di energie che invece potrebbero essere sfruttate in modo molto più produttivo.

BarCamp, funzionano ancora?

Solo qualche mese fa sembravano un modello perfetto: poche chiacchiere (non più di venti minuti), buone slide, tempi serrati: se hai qualcosa da dire dilla, se hai paura di confrontarti stattene a casa.

Poi è successo qualcosa che ho paura abbia fatto invecchiare la formula di colpo: ne avevo avuto sentore al GreenCamp e ne ho avuto conferma sabato al KublaiCamp. Non è un problema legato agli argomenti, non dipende dalla bontà delle cose dette o dalla qualità dei baristi o degli avventori.

Forse farà questo effetto solo a me, ma a me sembra sempre di andare via avendo perso un'occasione. Occasione di cosa? Di mettere un punto, magari anche due su un qualsiasi tema o progetto. I tempi serrati, democrazia dell'orologio, attribuiscono a tutti lo stesso spazio e la stessa visibilità, un po' come alla tribuna elettorale. Qualche domanda, tante critiche ed altrettante riflessioni rimangono sempre della strozza. E non credo solo a me, a giudicare dal mugugno a bassa voce che segue quasi sempre uno speech.

Sto, ma farei meglio a dire stavo, lavorando da qualche tempo al progetto di un BarCamp su alcuni temi che mi interessano ma devo trovare un altra formula per la giornata, formula che al momento ancora mi sfugge. Portare tutta quella gente in uno stesso luogo anche solo per poche ore costa troppa fatica, troppe energie e troppi soldi per sprecare l'occasione. Con qualcuno dei Kublaiani, sabato scorso alle Officine Farneto, un accenno di ragionamento lo abbiamo cominciato, spero proprio che dalla condivisione della "bollitura" della formula barcamp si riesca a mettere in pentola qualcosa di più fresco. E in questo senso, chi volesse darmi una mano, o meglio prestarmi qualche neurone, sarà il benvenuto.