Lettura abusiva Lire 10

un blog di Alessandro Nasini

Libertà Economica: siamo 76°

Quanto a libertà economica siamo al 76° posto della graduatoria elaborata ogni anno della Heritage Foundation e dal Wall Street Journal. Siamo riusciti a fare persino peggio dell'anno scorso, quando l'Italia risultò (se non ricordo male) intorno al 65° posto. Che non fossimo ad Hong Kong (prima), in Irlanda (quarta), in Svizzera (nona) o in Gran Bretagna (decima) lo avevamo intuito, ma di essere addirittura messi peggio del Madagascar è dura da digerire.

Ma è mai possibile? Governo dopo governo ogni speranza di boccata d'aria, di alleggerimento, di semplificazione viene regolarmente fatta naufragare in un nulla di fatto. Ma non c'è proprio nulla da fare? Pensare di farcela ad uscire da un crisi come l'attuale, di tornare a correre, con uno Stato che ci trattiene per il collo della giacca è ben difficile.

Viene quasi da pensare che persino dovendo affrontare i problemi che il trasferirsi in un altro paese comporta il peso sarebbe nulla rispetto a quanto dobbiamo faticare da noi. Con tutta la buona volontà di tenere duro, la tentazione di fare la valigia diventa sempre più forte.

Il mio prodotto è peggiore del tuo, ma è più Social

Qualche giorno prima di Natale ho avuto un incontro con un cliente seriamente intenzionato a sviluppare una presenza della sua azienda su Facebook. Mi sono sentito in dovere di chiedergli se riteneva che i suoi fossero buoni prodotti, se pensasse di poter raccogliere dichiarazioni di apprezzamento da clienti soddisfatti e se si sentisse di "esporsi" al rischio di dover rispondere, di persona, ad un cliente insoddisfatto che gli si fosse rivolto in modo sgarbato. Non credo di poter riuscire a descrivere l'espressione del mio cliente mentre gli ponevo la domanda. Un misto di meraviglia, incredulità e stizza. Sembrava gli avessi offeso la mamma.

Ho cercato di spiegargli, temo però senza convincerlo, che se è possibile - tecnicamente - barare in pubblicità ed il rischio maggiore è quello di non avere dei ritorni, in un social network in rischio è invece quello di uno sputtanamento (mi si perdonerà il francesismo) che può avere effetti devastanti.
Sono trascorsi alcuni giorni ed il "...ci sentiamo dopo le feste..." con cui mi ha salutato al termine dela riunione non ha prodotto un nuovo contatto. Sono abbastanza certo che tenteranno un'attività "fai a te" e non mi cercheranno di nuovo.

Wikipedia, i dollari e la fine del "tutto gratis"

Gratis è bello, gratis è buono, gratis è libero. Però nulla e gratis davvero, e Wikipedia non è da meno. E' qualche anno che vado sostenendo che sul web il modello del "tutto gratis" è destinato a scomparire. A scomparire perchè è fisiologico, a scomparire perché in fine dei conti è giusto che così sia. Ogni servizio ha un costo di produzione e sul web non valgono regole diverse da altri ambiti, anzi. Anche ammesso di poter contare su una base di contributors volontari, i costi di infrastruttura sono sempre pesanti. Può pagare tutto la pubblicità? Forse, ma non paghiamo anche quella?

Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia ha rotto in qualche modo un tabù e l'ha fatto con chiarezza e senza giri di parole. Potremmo discutere a lungo su cosa sia diventata Wikimedia oggi (me lo chiedo da un po'), se e quanto sia attendibile (in molte voci, poco), se il suo modello di funzionamento e di sviluppo necessiti o meno di essere ripensato (secondo me si, e prima possibile), però almeno ora è chiara una cosa: volere cammello, pagare pecunia.

Pochi pagheranno e molti ne usufruiranno? Fa parte del gioco. E l'idea mi piace molto, perché l'introduzione di un "prezzo" del servizio da il diritto, virtuale certo più che sostanziale, di pretendere una maggiore qualità. Pochi dollari, pochi euro l'anno, sono un peso insignificante per il singolo utente ma possono rappresentare ossigeno, sprone e motivazione per lo sviluppo di servizi di valore. Sinceramente, rimpiango spesso i 19 dollari e novanta al mese che spendevo tanti anni fa per l'abbonamento a CompuServe e sarei ancora ben disposto a spenderne per servizi di pare qualità.

Per come la vedo io, modello e regola potrebbero valere tanto per il forum di quartiere che per il quotidiano nazionale, per il club del pizzo a tombolo come per il blog di pinco pallino. Dopo il "pay-per-view" della partita di calcio, lancerei un "pay-per-gratis": soldi forse anche meglio spesi.

Che il malato è malato, lo abbiamo capito. Ora, diteci la cura.

Messaggi di fine d'anno. Messaggi per l'anno nuovo. Diagnosi precise e inviti a non perdere la calma, a non perdere la speranza, a lottare per la guarigione.

Per quarantott'ore abbiamo sentito fior di cervelli fare un bilancio preciso e puntuale degli ultimi mesi: la diagnosi è condivisa, l'economia non gode di buona salute. Vi dirò, ce ne eravamo accorti anche noi che non andiamo in tivvù ma solo al supermercato a comprare il pane. Ora però ne avremmo abbastanza di sentire diagnosi e vorremmo un "aiutino" per capire quale è la cura, se ce n'è una e - perdonate per una volta il campanilismo - quale è la cura buona per le nostre parti.

Che ne sò, magari una piccola indicazione di quali settori soffriranno meno, quali ripartiranno prima, in quale direzione un giovane possa orientare i propri studi ed un piccolo imprenditore pensare di impiegare le magre risorse. Nessuna ricetta miracolosa, il vaccino di lunga vita sappiamo che non c'è, ma magari un po' di luce, magari un moccoletto da seguire nel buio pesto. Giusto per fare come nella vita reale, dove se faccio una consulenza e dopo l'analisi mi alzo e me ne vado senza dare la soluzione è improbabile che mi paghino. E direi giustamente.

Insomma, i tanti esperti, Centri Studi, Istituti di Ricerca, ce l'hanno una qualche idea o nel buio ci vedono male o nulla come noi?